Il settore Agro-industriale

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Il settore Agro-industriale campano è una dei comparti di maggior rilievo dell’economia regionale: vantando un ampio paniere di prodotti, di cui molti oggetto di tutela con marchio nazionale ed internazionale (circa 30 prodotti tra DOC, DOCG e DOP, a cui vanno aggiunti oltre 300 prodotti tradizionali delle diverse realtà territoriali) la filiera agro-industriale campana ampiamente intesa – ovvero il sistema delle imprese che raggruppa i produttori primari di agricoltura, zootecnica e pesca, l’industria di trasformazione dei prodotti alimentari e bevande, l’industria meccanico-alimentare, le industrie della nutraceutica e dei cibi funzionali, le industrie per il confezionamento dei prodotti, l’industria per la valorizzazione dei sottoprodotti e degli scarti – conta al 2012 oltre 6.500 imprese che complessivamente hanno concorso a produrre ricavi per circa 6,5 miliardi di euro, con un valore aggiunto creato di oltre 1,3 miliardi, ed un'occupazione per 31.000 addetti concentrati per oltre il 70% nelle produzioni casearie, ortofrutticole e cerealicole.
L'intera filiera si distribuisce in modo differenziato nel territorio regionale (con la provincia di Napoli che vede in prevalenza le industrie alimentari, quella di Salento le industrie per la trasformazione di frutta e ortaggi, quella di Caserta si distingue anche nel comparto lattiero-caseario) ha un peso elevato sull'economia regionale (6,7% del PIL) e si caratterizza per un’elevata propensione all'export (2,2 miliardi euro pari al 32,1% del totale delle esportazioni regionali) maggiore della media italiana, favorita proprio dalla presenza di prodotti con riconoscimenti di qualità.
Tali dimensionamento è assicurato, inoltre, dalla presenza in regione di grandi imprese multinazionali - tra cui Fondazione UNILEVER, COCA-COLA, NESTLE, BONDUELLE, HEINEKEN, ZUEGG, DSM – nonché di grandi impresi nazionali a dimensione internazionale, tra cui La Doria Spa e l'Industria Olearia Biagio Mataluni Srl.

Il rilievo del settore nell'ambito regionale ha portato al riconoscimento da parte della Regione Campania, con Delibera di Giunta n. 59 del 02.06.1997, del Distretto industriale agroalimentare di Nocera Inferiore-Gragnano che annovera oggi più di 30mila imprese, occupando oltre 50mila unità, estendendosi su una superficie territoriale di 294 Kmq dedicata alla coltivazione del pomodoro, del tabacco e delle fibre tessili rispetto a cui si è venuta a costituire nella zona una vera e propria filiera del settore agroalimentare, il cui cuore è rappresentato proprio dalla coltivazione del pomodoro e dalla sua trasformazione industriale in conserve e derivati, che si sviluppa, a monte, con la presenza di imprese meccaniche e metalmeccaniche per la costruzione di macchine industriali e di vuoti a banda stagnata destinati all'inscatolamento, e, a valle, con imprese di imballaggi in legno, plastica e cartone, utilizzati nel trasporto della materia prima e del prodotto confezionato. A supporto dell'intera filiera produttiva vi sono poi numerose imprese di trasporto e di servizi.


Tali condizioni di struttura possono favorevolmente concorrere a permettere all’economica regionale di beneficiare delle prospettive di sviluppo del settore a livello internazionale, caratterizzato da oltre quindici anni da una crescita delle quote di importazione da parte dei principali Paesi (Stati Uniti ed Europa), ma soprattutto dai tassi di crescita medi annui a doppia cifra delle importazioni agroalimentari da parte di Paesi emergenti, tra cui spiccano Cina e India. E sul mercato mondiale, i prodotti alimentari italiani, di cui quelli campani ne esprimono spesso l’eccellenza, ben si collocano: secondo i dati relativi ai prodotti di fascia qualitativa alta - che rappresentano il 46% dell'export del settore a livello nazionale - la quota di mercato italiana è intorno al 5% e nei primi sette mesi del 2012, le esportazioni del settore, che con oltre 30 miliardi di euro è tra i principali settori export per l’Italia, sono cresciute del 7,8%. Il successo testimonia le potenzialità di un sistema che, in virtù di uno standard qualitativo sempre più alto, riesce a crescere malgrado la crisi ed esalta la grande vitalità delle imprese, che hanno ben saputo coniugare sviluppo, qualità innovazione e rispetto della tradizione.

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